AlbertoRagnoli

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Branco di renne che attraversa a nuoto un fiordo della Norvegia← Tutti i racconti

Quando le renne prendono il mare

Ogni autunno, su un'isola della Norvegia, le renne dei Sami attraversano il fiordo a nuoto. Quel giorno, per una volta, c'ero anch'io.

Sulla riva si fermano tutte insieme, di colpo. Davanti hanno il fiordo, grigio come il cielo, e una costa che da lì sembra irraggiungibile. Restano immobili qualche secondo, a scrutare l'acqua. Poi una alza la testa verso il largo, e fa il primo passo.

Renne sulla riva tra alghe e sassi, ferme davanti al fiordo prima della traversata.

Il mare, per loro, è solo un altro tratto di strada. Ci ho messo un po' a crederci.

Fino a quel giorno, la loro strada e la mia erano state tutte sull'isola. Un'isola dove il mondo si restringe fino a diventare leggibile: centocinquanta abitanti, il traghetto che va e viene, il meteo che decide quasi tutto il resto. E poi noi tre, arrivati da lontano: io, Elisa e Dug, il nostro golden retriever. Per quattro mesi è stata casa.

Gli abitanti, però, non erano solo quelli dell'anagrafe. Per tutta l'estate l'isola appartiene anche alle renne dei Sami, libere di andare dove vogliono: sulle spiagge, tra le betulle basse, fin sopra le creste. Compaiono e scompaiono come le nuvole. Le incontri in mezzo alla strada, ferme, e per un attimo hai la sensazione di essere tu l'ospite.

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Il raduno

Quando sulle cime arriva la prima neve, l'isola cambia passo. I Sami cominciano a riprendersi le loro renne, branco dopo branco, e non è una cosa che si fa in un giorno: servono settimane. Le cercano dalla linea delle alghe fino alle montagne, a piedi e in quad, e le spingono piano verso un grande recinto sopra il fiordo.

Silhouette di allevatori sami in quad e renne sul crinale, contro il cielo blu

Non è un capriccio, è il calendario di un popolo. D'estate l'isola è un pascolo generoso, erba fresca e ricca che serve a mettere su peso, soprattutto ai piccoli nati in primavera. L'inverno, invece, le renne lo passano a scavare nella neve in cerca di licheni, e i loro pascoli d'inverno sono sul continente, nell'entroterra. Dall'altra parte dell'acqua.

Poche ore prima

Il giorno della traversata non sta scritto da nessuna parte. Lo decide il tempo, credo, e lo decidono loro, che quel mare lo leggono da generazioni. A noi l'hanno detto poche ore prima. Non c'era un programma, non c'era un biglietto. C'era solo qualcuno che, dopo settimane passate a conoscerci, aveva deciso che potevamo esserci.

Sulla riva c'era tutta la comunità sami dell'isola. Bambini, genitori, nonni. Nessuno era lì per guardare: quello era un lavoro di famiglia, tramandato come si tramandano i nomi.

Sulla soglia

Dal recinto, un corridoio di reti le porta giù fino alla spiaggia. Arrivano di corsa, una massa compatta di corna e zoccoli tra i sassi e le alghe scure, e si fermano solo dove comincia l'acqua. Per qualche istante restano lì, il muso verso il largo, dove una piccola barca aspetta.

Mi piace pensare che cerchino le pinne nere delle orche. Non sarebbe un'idea assurda: poche settimane dopo, dietro alle aringhe, le orche entrano davvero in questi fiordi.

Poi una entra in acqua. Non c'è un segnale, non c'è una vera esitazione. Le altre la seguono, una dopo l'altra, senza voltarsi.

Branco di renne che nuota nei fiordi norvegesi

Una renna che nuota è quasi tutta sott'acqua. Restano fuori le teste, il dorso, e soprattutto il palco: centinaia di palchi che avanzano insieme. Visto dalla riva, sotto una montagna appena imbiancata, il branco diventa una linea sottile, così piccola da sembrare un errore nel paesaggio.

Alberto Ragnoli fotografa dalla riva la lunga fila di renne che attraversa il fiordo
Backstage durante la traversata. Foto di Elisa.

Per me le renne erano sempre state parte dell'isola, come la roccia, il vento e le poche case. Quel giorno l'ho capito ancora meglio: una parte fondamentale di quell'isola aveva le zampe, e se ne stava andando a nuoto.

Dietro, le barche dei Sami chiudono il branco. Nessuna fretta, nessun grido. Un uomo in piedi a prua sventola una bandiera arancione, e basta quel colore a ricordare alle ultime della fila da che parte è la costa.

Barca dei Sami con una bandiera arancione che accompagna il branco di renne a nuoto sotto una montagna

Le renne sono nuotatrici sorprendenti, e il motivo è scritto nel loro corpo. Il mantello è fatto di peli cavi, pieni d'aria: le tiene al caldo nell'acqua gelida e le fa galleggiare, come un salvagente cucito addosso. Gli zoccoli, larghi e capaci di allargarsi, sulla neve fanno da racchette e in acqua diventano pagaie. Possono superare i nove chilometri orari, più di quanto riesca a nuotare quasi chiunque di noi.

Quelle che restano

Non tutte, però, partono. Ogni anno qualcuna sfugge al raduno: un canalone, un versante troppo ripido, o semplicemente la voglia di non farsi trovare. Forse sono le più scaltre. Passano l'inverno sull'isola da sole, con la neve, il vento e una notte che si allunga ogni giorno di più.

Palco di renna caduto tra foglie rosse e bacche nella tundra autunnale

Non so se sia furbizia o testardaggine. So che a traversata finita, davanti al mare tornato vuoto, ho pensato più a loro che a tutte le altre.

Renna in silhouette su un’altura davanti al fiordo, nella luce dorata tra le nuvole

Ho fotografato molti animali, in molti posti. Di solito studio la zona, poi lascio che gli incontri arrivino da soli, senza forzarli. Quel giorno non avrei potuto studiare niente: ero lì solo perché qualcuno aveva deciso di dirmelo.

Forse è questo il regalo più grande di quell'isola. Ricordarmi che certe cose non si vanno a cercare: si guadagnano. Restando abbastanza a lungo da diventare, almeno un po', parte del posto.